martedì 21 luglio 2015

Quel pollo “malato” che finisce nelle ciotole di cani e gatti




Che il pollo fosse uno degli animali più sfruttati a livello di allevamenti intensivi, vista la sua economicità (per produrre un kg di carne bastano 1,3 kg di mangime), già si sapeva. Ma che questo potesse avere delle conseguenze devastanti sulla salute di chi se ne nutre è stato dimostrato ora. Grazie a una ricerca condotta dai dipartimenti di Veterinaria dell’Università di Torino in collaborazione con altri ricercatori di atenei italiani, tra cui il dipartimento di Scienzedell’Università della Basilicata, e con il Centro Ricerca & Sviluppo SANYpet, azienda specializzata nella produzione di alimenti dietetici per cani e gatti.

I risultati, appena pubblicati su Poultry Science, rivista internazionale accreditata in ambito veterinario, mostrano come l’ossitetraciclina, residuo di un farmaco che si accumula nelle ossa dei polli (ma anche di tacchini e maiali), causi un vero e proprio processo di morte cellulare.

Che a livello clinico si traduce in diffuse patologie che colpiscono i nostri animali da compagnia, come spiega il medico veterinario Sergio Canello: «L’organismo ha due modi di reagire alle sostanze tossiche che ingerisce: con processi infiammatori (gastrititi, cistiti, otiti, ecc…) che funzionano come inceneritori per distruggere gli elementi dannosi, o con meccanismi di eliminazione (vomito, diarrea, lacrimazione)».

 Ma come è possibile che nelle ciotole dei nostri animali finiscano sostanze tossiche farmacologicamente attive in concentrazioni fino a dieci volte superiori rispetto ai limiti di legge?

«È inevitabile che si sviluppino numerose patologie nel momento in cui si allevano migliaia di animali in spazi ridottissimi; per trattarle vengono somministrati ai polli antibiotici, come le tetracicline, che di per sé sono innocui per chi ne mangerà la carne, anche perché la legge richiede che entro 10/14 giorni prima della macellazione non vengano somministrati farmaci agli animali. Il problema è che questi antibiotici si accumulano e si fissano all’osso, che è una parte considerata non edibile ma che in realtà viene tritata per produrre le farine di carne alla base del cibo per cani e gatti».

 Ci sono rischi anche per l’uomo?

«Potenzialmente sì: ci sono macchine che grattano le ossa degli animali macellati per staccare i residui di carne che vi sono rimasti attaccati e in questo modo anche parte dell’osso stesso finisce nel macinato che viene poi usato per produrre wurstel, hamburger, crocchette di pollo e insaccati».


Una nota positiva: per quanto riguarda cani e gatti, basta eliminare tali alimenti nocivi per far scomparire in brevissimo tempo più dell’80 per cento delle patologie più diffuse che li colpiscono. Ma il campanello d’allarme sta suonando: se non per ridurre le sofferenze animali, fate attenzione all’allevamento intensivo almeno per la vostra salute.


Fonte: Corriere della Sera

Gli animali soffrono il caldo più di noi: un vademecum per proteggerli




Gli animali soffrono il caldo più di noi: un vademecum per proteggerli I nostri amici a quattro zampe si trovano in difficoltà durante l'ondata di afa. Non sudano e hanno bisogno di acqua, ombra e luoghi ventilati

Caronte, Minosse, Scipione, Caligola. Le varie ondate di caldo hanno assunto, negli ultimi anni, nomi diversi, rigorosamente legati alla mitologia greco-romana. Per i nostri amici a quattro zampe, il caldo eccessivo non ha soprannomi variabili, è esclusivamente un disagio. Soprattutto se associato all'umidità. In questi casi può essere molto pericoloso. “Per cani e gatti le elevate temperature sono un problema. Non sudano e aprono la bocca per espellere il calore”, spiega Andrea Brutti dell'Ufficio Fauna Selvatica di Enpa (Ente nazionale protezione animali). Disagi anche per gli animali da allevamento, lo sostiene Coldiretti che ha lanciato l'allarme: “È stress da caldo per le galline nei pollai e per le mucche che hanno prodotto 50 milioni di litri di latte in meno nei primi 15 giorni di luglio”. A patire l'afa sono anche gli animali selvatici. Tra i domestici, i più predisposti al colpo da sole – come segnala l'opuscolo del ministero della Salute – sono i cuccioli, le razze brachicefale (bulldog, gatti persiani), gli animali anziani, obesi e quelli affetti da malattie cardiocircolatorie e respiratorie. Tra i rischi alla salute, oltre a colpi di sole e di calore, ci sono anche le infezioni da parassiti. È necessario seguire alcuni semplici consigli per prevenirli.

ACQUA E OMBRA PER I DOMESTICI -  Andrea Brutti, tecnico esperto dell'Enpa, ha stilato un vademecum. “Per i cani – sottolinea – è importante evitare le uscite nelle ore più calde, preferire la mattina presto o il tardo pomeriggio. In casa, offrire loro un luogo ombreggiato e ventilato. Poi, dare acqua fresca e cibo idoneo e leggero, meglio dividere il pasto in tre o quattro piccole razioni”. E il gatto? “Si autoregola ma deve avere a disposizione acqua fresca. Nel caso uscisse di casa, sarà lui a cercare riparo autonomamente”. Agli animali sensibili a scottature solari applicare crema solare ad alta protezione. “E – prosegue l'Enpa – consigliamo, nel caso vadano in ipertermia, di abbassare la loro temperatura con acqua e ghiaccio secco”.

LASCIARE UN CANE CHIUSO IN AUTO È REATO - Un particolare non è da trascurare: “I cani – precisa Brutti dell'Enpa – non devono mai essere lasciati in automobili ferme d'estate, neanche con il finestrino aperto o semi aperto. In auto, la temperatura sale molto velocemente. A finestrino chiuso è reato”. Come ricordato dalla Cassazione può far scattare la condanna di abbandono (art.727 secondo comma del codice penale). “In questa stagione, i cani possono sentirsi male anche con i finestrini abbassati e all'ombra, perché in una vettura manca un'adeguata ventilazione”. Cosa può fare un cittadino di fronte a un'emergenza? “Allerti subito le forze dell'ordine. Ci sono casi di persone che hanno rotto i finestrini per salvare un animale. Il nostro ufficio legale aiuta e assiste coloro che si oppongono a maltrattamenti (art.544 ter del codice penale)”

UNA CIOTOLA PER RANDAGI E SELVATICI -  “Noi – spiega Brutti – invitiamo tutti, commercianti e baristi, soprattutto nei luoghi dove il randagismo è una vera piaga, nel regioni del Sud, a mettere una ciotolina di acqua fresca fuori dagli esercizi. Continuiamo a ricevere segnalazioni di cani abbandonati e maltrattati”. Le cause? “C'è in primis una responsabilità istituzionale. Esiste una legge che dovrebbe essere fatta applicare. Questo atteggiamento ha creato una sub-cultura, che porta a considerare gli animali esseri viventi inferiori”. Pure i selvatici soffrono il caldo. Il cibo non manca, ma l'acqua scarseggia. “Chi ha giardini metta acqua nei sottovasi, cambiandola spesso per evitare le zanzare. È utile, oltre che per i volatili, anche per i ricci”. Gli animali selvatici non sono pericolosi. “Spesso, sbagliando, si ha paura dei pipistrelli, utilissimi nella lotta alle zanzare”.

Fonte: Tiscali Cronaca

domenica 19 luglio 2015

Quando abbandoni un cane



Io me lo ricordo quando siamo andati a casa assieme. Era un giorno di sole e la foglie erano gialle e rosse e quando ci camminavo sopra scricchiolavano rumorose. Mi ricordo che mi appoggiavi piano per terra e ridevi vedendomi incerto a zampettare su quelle foglie mentre mi giravo al suono della tua voce, cercando i tuoi occhi e la carezza della tua mano.

Mi ricordo di quando quelle foglie sono diventate un'umida poltiglia nascosta da uno strato bianco di neve. Che era fredda, ma così morbida che ci affondavo tutto fino al collo. E tu correvi con me, io andavo avanti e tu restavi un po' più indietro. Ma io ti aspettavo, non ti avrei mai lasciato solo.

Ti aspettavo ogni giorno. Aspettavo la tua voce che mi raccontava la sua giornata. Capivo quando era stata una buona giornata, quando al lavoro il tuo capo non ti aveva maltrattato, e capivo quando invece ti avevano fatto arrabbiare. Allora mi sedevo buono vicino a te: infilavo la mia testa sotto al tuo braccio e cercavo di farti ridere, come quel giorno in cui eravamo andati a casa assieme e io facevo scricchiolare le foglie.

Ti aspettavo anche quando avevi troppo da fare per passare del tempo con me: quando uscivi al mattino e tornavi la notte. Sono paziente e non conosco il rancore: so che nella vita ci sono della cose importanti e ho imparato che ce ne sono molte prima di me. Ho trascorso la mia vita ad aspettare la tua, a cercare il tuo cuore scavando tra i cuscini del tuo divano. Non l'ho trovato spesso, il tuo cuore: ma qualche volta l'ho visto e ho imparato a riconoscerlo.

L'ho riconosciuto nelle tue lacrime quando il tuo dolore aveva un sapore salmastro che sentivo sulla punta della lingua. L'ho riconosciuto quando sei tornato a casa, un giorno, con un fagotto che profumava di talco e di pipì, e che mi ha fatto finire in un angolo buio di quel cuore. Non mi serve la luce, mi basta il buio se quel buio è un posto che conosco. E il tuo cuore io lo conosco, so che mantiene un posto per me.

Anche oggi ti aspetto. Anche oggi che fa caldo e di foglie gialle e rosse per terra non ce ne sono. Anche oggi che le mie zampe sono arricciate dall'artrosi e non mi permettono più di correrti davanti e fermarmi ad aspettarti. Anche oggi io ti aspetto, anche se non so dove sono, non conosco questa strada in cui continuo a girare cercando il tuo profumo, la tua traccia. Ma il mio naso non è più buono, o forse la tua traccia se ne è andata via con te e allora è meglio che io torni là dove mi hai lasciato: verrai a prendermi e mi solleverai in braccio come quando ero piccolo e avevamo ancora un sacco di giorni da vivere assieme.

Ho fiducia nel tuo cuore. È il solo cuore che conosco. Tornerai a prendermi con una ciotola piena d'acqua dove potrò dissetarmi e una scatola di pappa che io mangerò troppo velocemente. E poi mi farai risalire in macchina dove c'è la mia coperta, quella col mio odore, quella in cui mi addormentavo quando facevamo dei viaggi lunghi a scoprire il mondo. Che ne abbiamo visto un bel po' eh, di mondo? Per questo so che tornerai e continuo ad aspettarti: esattamente qui dove mi hai lasciato. Anche se sono passate un po' di notti e qualche giorno, io so che presto vedrò spuntare la tua macchina in fondo alla strada e allora sarà di nuovo come il giorno in cui siamo andati a casa assieme e tu sarai felice di avermi con te e io sarò felice di essere con te.

Fai presto però, perché io sono paziente, ma il mio cuore batte lento, lo sento stanco, pesante di fatica e di paura. Allora mi accuccio: quando arriverai, se tu non riuscirai a vedermi, alzerò la coda a salutarti e festeggiare il tuo ritorno.

Fai presto, davvero, perché ho gli occhi pieni di nebbia e ho paura di non riuscire a vederti, a riconoscere la tua mano che si abbassa ad accarezzarmi la testa, a grattarmi le orecchie.

Fai presto, ti prego, perché non sento più le zampe: me la sono fatta addosso e ho paura che quando arriverai non riuscirò a saltarti in braccio.

Fai presto perché io ho vissuto la mia vita con te: ogni volta che ho avuto paura ho trovato rifugio in te. E oggi che di paura ne ho davvero tanta, oggi che sento che il cuore mi abbandona ho bisogno di te: di guardare i tuoi occhi mentre i miei si chiudono tranquilli come hanno fatto ogni notte quando il sonno che li attendeva era di ore e non di sempre.

Torna a prendermi: fammi morire vicino a te.

Qualche giorno fa, l'assessore al Bilancio del Comune di Imola ha dichiarato, in sede di Consiglio, che i cani in esubero nel canile vanno abbattuti. A poche ore dalla disgraziata uscita, il sindaco ha corretto il tiro, specificando che le parole del suo collega erano dettate dall'impossibilità di concedere un bonus fiscale a chi adotta un cane abbandonato in un momento di crisi tale da non consentire di aiutare nemmeno le famiglie degli imolesi.

Vorrei ricordare a questo assessore imprudente (perché oggi mi sento politicamente corretta) che il canile della sua città è pieno di cani che i suoi concittadini hanno abbandonato, ad ennesima certificazione del fatto che se il cane è il migliore amico dell'uomo, l'uomo non lo è di certo del cane.

I cani, caro assessore, non si abbandonano e di sicuro non si abbattono. Se lo segni e cerchi di non dimenticarlo mai più.

Fonte: L'huffington post

sabato 18 luglio 2015

Cani randagi, il business delle trasferte. I Comuni pagano decine di migliaia di euro



Al Sud, soprattutto in Sicilia, i canili sono sovraffollati e gli animali vengono trasferiti nelle città del Nord attraverso "staffettisti". Spesso, denunciano le associazioni, in condizioni di grande sofferenza per gli animali. I Comuni pagano da 100 a 400 euro per ogni animale


Cani spediti al nord o all’estero per liberare le strade dai randagi o svuotare canili sovraffollati. È la politica attuata da molti Comuni del Sud, che stringono sempre più spesso accordi con associazioni o privati per trasferire gli animali in zone in cui avrebbero maggiori possibilità di essere adottati. Una strategia che però sposta il problema anziché risolverlo e solleva interrogativi sia sulle condizioni di trasporto sia sulle reali destinazioni dei cani. Affidati a «staffette» che si incaricano del trasporto, alcuni animali trovano casa, altri finiscono in rifugi di diverse regioni o in località sconosciute.

Quella di «staffettista» è ormai diventata una professione. Una decina di soggetti percorrono la penisola in lungo e in largo ogni settimana, indicando su Facebook tappe, date e orari degli spostamenti previsti. I viaggi non sempre rispettano le disposizioni per il trasporto di animali e i camion a norma sono rari. I cani rimangono a bordo anche per più di 24 ore. Accade per tragitti internazionali, come quello tra la Sicilia e il nord della Francia, ma anche su distanze minori, nel caso di contrattempi che, secondo le testimonianze di vari adottanti, avvengono di frequente.


“Il tragitto da Lecce a Savona una volta è durato 30 ore” racconta Marina Catalano, una volontaria pugliese che si era affidata alla staffettista più nota e discussa, Chiara Notaristefano. Quest’ultima sul suo profilo Facebook ha giustificato il ritardo con lo scoppio di un pneumatico, ma Diego Musiani, che era con lei sul camion quel 2 novembre 2013, racconta particolari ben più drammatici. “All’altezza di Fiano Romano ci scoppiò una gomma e chiamammo l’Aci. In carrozzeria ne approfittammo per far scendere i cani (che fino a quel momento non avevano mangiato), ma alcuni rimasero sul camion. Notai tracce di candeggina in alcune ciotole per l’acqua. A Piacenza ci accorgemmo che Elisir, un bulldog inglese, era morto. Mi disse di portarlo in una clinica veterinaria di Monza, dove il cane fu congelato prima che l’adottante potesse chiedere l’autopsia.”

Quella di «staffettista» è ormai diventata una professione. Una decina di soggetti percorrono la penisola in lungo e in largo ogni settimana

Chiara Notaristefano, ex agente immobiliare e fondatrice dell’associazione “Mamma Chiara Animal Onlus” con 4 sedi in Brianza e una a Scicli, in Sicilia, è al centro delle critiche di gruppi animalisti per la morte di un altro cane, Jango, durante la staffetta del 22 luglio. Caricato a Caltanissetta e diretto in Lombardia, il cane si ferisce in gabbia e perde sangue. Durante una tappa ad Agrigento per far salire altri cani, Notaristefano se ne accorge e lo porta da un veterinario. Per stabilire chi abbia deciso di farlo ripartire e quali siano state le cause del decesso è stata aperta un’inchiesta.


Quando a pagare sono le associazioni o gli adottanti, i prezzi dei viaggi vanno dai 30 euro per un cucciolo agli oltre 100 euro per un cane adulto di grossa taglia. E lo staffettista viene remunerato spesso in nero. “Io pagavo sempre in anticipo, inizialmente sul conto Postepay del marito di Chiara, poi sul conto corrente della sua associazione, con causale ‘donazione’”, precisa Marina Catalano.

Ma a volte quei viaggi sono già pagati in partenza dai comuni, disposti a versare somme ancora maggiori. Ragusa, Scicli, Modica, Ispica  e Vittoria, per citare solo qualche esempio, pagano tra i 100 e i 400 euro per ogni cane spostato altrove. Il fenomeno si sta diffondendo particolarmente in Sicilia, dove il randagismo è ancora una piaga e dove i vigili non intervengono nemmeno, quando ricevono segnalazioni di animali vaganti, dato che nei canili non ci sono posti liberi.

Il comune di Ragusa, nella Determinazione dirigenziale n.151 del 29 gennaio 2014, stanzia 10.000 euro per il trasferimento di un minimo di 100 cani nel corso dell’anno a cura dell’associazione Aida e dichiara che questa attività “se portata avanti con costanza consentirà un notevole risparmio per le casse comunali.” Sulla carta sembra un affarone: 100 euro per disfarsi di un cane che, altrimenti, costerebbe al comune di Ragusa 2,90 + Iva al giorno in canile, quindi oltre 1000 euro l’anno, per tutti gli anni della sua vita.

“Il tragitto da Lecce a Savona è durato 30 ore”, racconta una volontaria.  A Piacenza ci accorgemmo che Elisir, un bulldog inglese, era morto

Peccato che i cani che partono verso il nord non siano quelli più difficili da far adottare, ma soprattutto cuccioli. Oltretutto, dare loro la chance di essere adottati al nord toglie questa opportunità a cani che già si trovano nelle strutture piemontesi o emiliane e che resteranno più a lungo a carico dei rispettivi comuni.

A volte, oltre al trasporto, le amministrazioni del sud pagano un forfait per il mantenimento dei cani nelle strutture di destinazione, almeno per i primi mesi. E’ così che, nel dicembre 2013, il Comune di Campobasso ha versato la bellezza di 40.000 euro a Gabriele Tossani, all’epoca commissario dell’Enpa di Bologna, per liberarsi di 30 cani mandandoli al canile di San Prospero (Modena). Nello stesso periodo anche Siracusa ha decretato l’invio al San Prospero di “un primo contingente di 60 cani” al costo di 1600 euro + Iva per il trasporto oltre a 3 euro + Iva al giorno per il mantenimento di ciascuno. Ma l’operazione è stata bloccata dopo che le informazioni raccolte dalla consulente del comune Daniela Cassia hanno portato a giudicare non idonee le strutture di destinazione, site a Monticelli Pavese e Macerata Feltria.

Enpa Bologna ha stretto accordi con amministrazioni di mezza Italia, anche in collaborazione con Ernesto Zagni, titolare del San Prospero e gestore della struttura di Calderara di Reno (Bologna).  Ma il record di convenzioni con i comuni lo detiene proprio Ernesto Zagni, citato di volta in volta nelle sue molteplici vesti di allevatore, gestore di canili e trasportatore, con le sigle «Animal Coop», «Allevamento Del Zagnis», «Transdog». Ispica gli ha affidato 50 cani a fronte di 4000 euro per il trasporto. Modica, a fine luglio, ha stanziato 20.000 euro per il mantenimento, senza pagare il viaggio. «Abbiamo preso 25 cani – spiega Zagni – 10 sono stati adottati, e abbiamo in programma altri viaggi.»

Palermo gli ha concesso un appalto, in collaborazione con Enpa, per 133.000 euro. “Non è per la gestione del canile” ci dice Zagni. “Abbiamo solo preso un centinaio di cani e li abbiamo portati al San Prospero. Mi sembra che una quarantina siano già stati adottati. Enpa si appoggia a noi – aggiunge – perché siamo gli unici con camion autorizzati per il trasporto di animali vivi. Per noi ormai è un’attività continuativa”.

Il Comune di Modica, a fine luglio, ha stanziato 20.000 euro per il mantenimento, senza pagare il viaggio

Ma in Emilia c’è veramente posto per tutti questi animali? “Al San Prospero ci sono circa 200 cani. Riusciamo a farne adottare una decina al mese – ci dice l’attuale commissario straordinario di Enpa Bologna, Giorgio Marzadori, che esclude che gli accordi firmati da Gabriele Tossani abbiano creato qualche imbarazzo all’associazione. «Non c’è stato nessun problema. Ora del San Prospero e dei viaggi dei cani si occupa direttamente l’Enpa nazionale». Una decina di adozioni al mese mal si conciliano con le centinaia di cani che arrivano dal sud.

«Avendo seguito le vicende dei cani di una struttura sotto sequestro a Trani – riferisce Nadia Martignoni, segretaria nazionale dell’associazione animalista U.G.D.A. – e dovendone assicurare la tracciabilità dopo che Zagni e Tossani si erano offerti di portarne 16 in Emilia, ho saputo solo dopo molte ricerche e insistenze che erano finiti in una pensione di Monticelli Pavese e uno era morto là. Peccato che la destinazione indicata in partenza fosse Calderara». A Calderara di Reno, una fonte affidabile descrive una situazione di sovraffollamento che crea episodi di aggressività tra gli animali. In qualche occasione, i nuovi arrivati sarebbero rimasti per giorni nei trasportini, in attesa che si liberasse posto nei box.

Spedire cani a centinaia di chilometri significa non poter controllare direttamente come vengono trattati dopo l’adozione o nelle strutture che li accolgono. Tra gli animali ritrovati morti o in cattive condizioni a maggio durante il sequestro della pensione del cremonese ‘La casa di Luca’, meglio nota come ‘Scodinzolandia’, diversi provenivano dalla Sicilia. “Ne avevo mandati lì 25, pensando che fosse una buona struttura” ricorda Enza Licciardello, presidente dell’associazione “La casa dei randagi” di Augusta, nel siracusano. “Ora alcuni sono tornati da me in Sicilia, di altri non ho più avuto notizie.”

Dal 1991, la legge quadro 281 ha vietato la soppressione dei cani, ha imposto ai comuni di finanziare il mantenimento dei randagi nei canili e ha promosso la sterilizzazione delle femmine. Una politica che, se correttamente applicata, avrebbe portato in questi 23 anni all’estinzione dei meticci “indesiderati”, considerato che i cani non vivono più di 20 anni. Non è andata affatto così, soprattutto nelle regioni in cui la prospettiva delle sterilizzazioni è stata disattesa. I costi per i comuni sono esplosi (centinaia di migliaia di euro l’anno nelle città) e le mafie si sono interessate a questo business.

La legge del 1991 prevede le sterilizzazioni. Dove non è stata applicata, specie al Sud, i costi per la gestione del randagismo sono esplosi

In Sicilia si è innescato un circolo vizioso: si rincorre costantemente l’emergenza (anche perché numerosi sono gli episodi di violenza e le soppressioni sommarie di animali da parte di criminali o di cittadini esasperati dal randagismo), quindi non si ha il tempo o la volontà di investire nelle sterilizzazioni, che darebbero frutti nel lungo periodo. Ma così il problema si perpetua. Accade che si spostino cucciolate anche senza assicurarsi che la madre sia stata sterilizzata prima della reimmissione sul territorio, lasciando fabbriche di cuccioli in circolazione. E, visti i business che le cucciolate generano, probabilmente non è un caso.

Al nord c’è praticamente il problema opposto. La popolazione canina è stata stabilizzata, i rifugi sono ancora pieni di cani anziani, ma i cuccioli sono una rarità e da qualche anno i box che pian piano si svuotano vengono riempiti con il salvataggio di cani spagnoli, rumeni o di altri paesi dove gli animali in soprannumero vengono soppressi. Oppure si cercano cani al sud.


Ma i comuni italiani pagano la retta solo per gli animali ritrovati sul loro territorio. Ecco quindi perché alcuni rifugi del nord si procurerebbero cagnolini da altre regioni per poi inscenarne il ritrovamento in zona, come ci hanno detto a mezza voce vari animalisti. Il trucco funziona solo se gli animali sono sprovvisti di microchip, in violazione delle norme che prevedono che solo cani identificati e vaccinati possano viaggiare. Una sorte peggiore potrebbe toccare ai randagi diretti all’estero, dove non è vietato cederli ai laboratori per la vivisezione.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

venerdì 17 luglio 2015

Il business dei cani randagi pagato con i soldi pubblici


Per ogni animale accalappiato e chiuso in un canile il comune di riferimento spende dai trecento ai mille euro l'anno. Ma nella gran parte dei casi questo flusso di denaro non evita che i cani siano malati, malnutriti, stipati in gabbie sovraffollate. E che alimentino un traffico imponente di finte "adozioni" che li deporta sui tavoli della sperimentazione del Nord Europa, come ha denunciato il portale "il respiro.eu"


Vengono reclusi in strutture fatiscenti, maltrattati e dimenticati, a volte trasferiti clandestinamente in altri Paesi per finire nei laboratori della ricerca, oppure trasformati in cibo in scatola o pellicce. È il business del randagismo, l'affare dei canili, un traffico che si svolge con pochi controlli. È una storia dove s'intrecciano sperpero del denaro pubblico, malasanità, criminalità organizzata. Dove gli interessi in gioco sono più alti di quanto non si sappia e la legge viene sistematicamente ignorata. Alla fine il silenzio conviene a tutti. Sindaci, polizia, giudici, medici della Asl. Tutti complici, a volte senza neanche saperlo. È l'Italia dei canili, un paese degli orrori.

Quanti sono i cani randagi e quelli nei canili e quanto costa allo Stato mantenerli? In tasca di chi vanno i soldi? E quanti animali dietro finte adozioni finiscono all'estero in una tratta illecita? Il business del randagismo e dei canili viene valutato intorno ai 200 milioni, anche se l'ultimo rapporto "Zoomafia" stima il giro complessivo del traffico di cani 500 milioni di euro. Valutazioni realistiche stimano i cani vaganti 600 mila, di cui 200 mila ricoverati nei canili, per ogni cane rinchiuso il comune di appartenenza spende dai 300 ai 1000 euro l'anno. Una spesa significativa che però non mette gli animali al sicuro. Il canile non sempre è l'ultima tappa.

Il traffico e le finte adozioni L'ultima denuncia parla di un traffico di cani e gatti all'estero, esportazione illegale mascherata da finte adozioni. Gli animali finiscono nei laboratori della sperimentazione, come cibo in scatola per i loro simili più fortunati, per fornire pellicce. É la denuncia che arriva dal portale "ilrespiro.eu", dove la giornalista Margherita D'Amico ha condotto un'inchiesta che dà corpo a dubbi e sospetti che da tempo si rincorrono. "Un processo che avrà inizio il 19 dicembre a Napoli sul traffico di cani e gatti da Ischia in Germania costringerà a non ignorare questa realtà agghiacciante", dice D'Amico. "Spediti in carichi su furgoni, station wagon, oppure affidati ai cosiddetti "padrini di volo", cani e gatti randagi provenienti dall'Italia, ma anche da Spagna, Grecia o Turchia, confluiscono ogni anno nei paesi del nord Europa, in Germania arrivano dai 250 ai 400 mila cani".

Nell'inchiesta è citata la testimonianza di Enrica Boiocchi, vicepresidente del Gruppo Bairo, associazione molto attenta all'argomento: "Finché non vedi con i tuoi occhi non capisci. Partecipai al fermo di un carico al confine con la Svizzera: un trasportino per gatti di quelli piccoli, di stoffa, ne conteneva nove. I cani, come di prassi in queste spaventose spedizioni, erano sedati, imbambolati, nemmeno si tenevano seduti. Ogni giorno mezzi carichi di questi sventurati passano la frontiera svizzera, li vediamo, eppure non li ferma nessuno". Stipati nelle gabbie all'interno dei veicoli, gli animali attraversano l'Italia e oltrepassano i controlli superficiali. Si tratterebbe un giro di denaro enorme.

"Sono finita in questa voragine a metà degli anni 90", racconta al sito ambientalista Francarita Catelani, fondatrice di UNA-Uomo Natura Animali Cremona. "Dal napoletano ci segnalarono che la titolare di un'associazione tedesca stava partendo con un carico di cani. Furono prima fermati a Barberino del Mugello, ma la Asl li lasciò passare. Poi, a Como, lo stop. Il capo veterinario della Asl di Como capì. Redasse tre verbali e il giorno dopo il furgone fu scortato fino all'imbocco dell'autostrada per Caserta". Ma la vicenda di Como non è l'unico caso di intervento delle forze dell'ordine. "Un paio d'anni fa ad Ancona sono stati bloccati 102 cani provenienti dalla Grecia. C'è stato un fermo ad Arezzo sei anni fa, e ancora a Padova. E a Verona, nel 1995, si aprì un'indagine per verificare nomi e indirizzi a cui erano stati dati in adozione 100 cani. Risultarono tutti falsi, dal primo all'ultimo". Ci sono poi le denunce dell'Enpa, sezione di Perugia, contro 40 cani di un canile umbro adottati in Germania. C'è infine il caso di Ischia.

"Un piccolo gruppo di volontari di Ischia per anni si oppone alle massicce esportazioni organizzate dal canile di Forio. Solo nel 2006, a suon di denunce, gli animalisti riescono a ottenere il fermo di un furgone e l'avvio di un'indagine assai accurata da parte della Procura di Napoli condotta dal pm Maria Cristina Gargiulo, che si serve anche di intercettazioni telefoniche", racconta D'Amico. La fase preliminare dell'inchiesta si conclude con il rinvio a giudizio di cinque imputati per maltrattamento di animali, falsità ideologica e materiale, associazione per delinquere finalizzata all'illecito traffico di esseri senzienti. "Nel frattempo, però, il rifugio di Forio è stato ceduto alla Pro Animale Fur Tiere in Not e. V. con sede in Germania che ha 32 punti di raccolta e smistamento di cani e gatti in tutta Europa. Le spedizioni di animali vengono ufficialmente interdette solo nell'estate 2011, in attesa degli esiti del processo che avrà inizio presso il Tribunale di Napoli fra poco più di un mese".

Adozioni all'estero fittizie, sulle quali dovrebbero vigilare le Asl. "É attraverso i loro registri, infatti, che scorrono a centinaia, migliaia, le pratiche. Come non insospettirsi davanti alle stesse persone che richiedono venti, trenta, cinquanta lasciapassare per volta?".

I canili, l'orrore dietro l'angolo. Ma qualsiasi mercato illecito è possibile perché i canili italiani vengono gestiti senza controlli. Se il traffico verso l'estero può essere il caso limite, c'è poi l'indifferenza di tutti che rende possibile il degrado quotidiano. "Feriti, affetti da patologie e infezioni, malnutriti, relegati in spazi angusti e sovraffollati, trascurati e soli: questo lo stato in cui versano i "migliori amici dell'uomo" in molte strutture, pubbliche e private". Questo è scritto in un documento del Ministero della Salute che ha diffuso recentemente un video dei canili peggiori d'Italia, girato durante le ispezioni di 39 strutture da parte della task force per la tutela degli animali."I canili sono un sistema che serve a far soldi. La legge diceva che andavano creati dei rifugi e i canili dovevano rimanere solo come presidi sanitari e luoghi di transito. Così non è stato", spiega Rosalba Matassa, a capo della squadra formata da nove veterinari e due amministrativi.

"Dove nasce il business? I comuni invece di creare canili municipali stipulano convenzioni con società private, spesso sono aste al ribasso, anche solo 50 centesimi al giorno per ogni cane. Fatto l'accordo, nessuno controlla. Il sindaco ha la tutela dei cani, quindi è il responsabile ma non risponde mai di fatto e noi non abbiamo il potere neanche di infliggergli una multa". La mappa del degrado attraversa tutta l'Italia, al Sud la situazione è peggiore perché il business è in mano alla criminalità ma ogni regione ha i suoi scheletri, nel senso letterale. Solo nel 2011 sono stati fatti 6 sequestri. È stato chiuso il canile di Somma Lombardo dove tra i cani malnutriti c'era anche una gabbia con due tigri e altri animali esotici.

A Terni c'è stata un'ispezione dopo varie segnalazioni di maltrattamenti, una storia lunga e mai risolta, la Procura sta indagando. A Foligno segnalazioni per maltrattamenti. A Ceprano, Frosinone, il canile è sotto sequestro amministrativo. Chiuso Poggio Sannita: maltrattamenti. Aragona in Sicilia, una sorta di canile abusivo, senza legge e senza controlli, un caso di cui si parla da anni, solo ora si sta svuotando. Chiuso definitivamente ad aprile dopo anni di battaglie il lager per definizione, quello di Cicereale, in Campania, diventato un caso nazionale. Dentro duemila cani, per ciascuno la famiglia Capasso percepiva due euro al giorno. Ci sono stati anni di battaglie giudiziarie prima della chiusura. L'unico caso in cui il ministero si è costituito parte civile. Nei casi di sequestri la situazione che si presenta è sempre la stessa: cani scheletrici, malati, nessuna sterilizzazione, spesso promiscuità, a volte morti. Tra i reati più frequenti riscontrati, frode, medicinali scaduti, esercizio abusivo della professione medica.

Fonte:Re le inchieste

Il business dei canili di Roma


4.207.000 euro sono i soldi che il Comune di Roma dà ogni anno per gestire i canili pubblici della Capitale. Quelli in funzione attualmente sono tre: il più grande ovvero La Muratella, il rifugio Ponte Marconi (ex Cinodromo) e il Parco Canile Vitinia (ex Poverello). Ce ne sarebbero quattro, ma uno è chiuso. Tanti i soldi destinati alle cure e al sostentamento dei nostri sfortunati amici a quattro zampe… ma tutti questi soldi pubblici arrivano effettivamente a loro?

La scorsa settimana Massimo Giletti su Rai nella trasmissione L’Arena ha calcolato che ci sono attualmente (nel periodo compreso tra gennaio e i primi di maggio 2015) 634 cani gestiti da 106 dipendenti. Il costo per i cani è di 18 euro al giorno. Allora tutto il resto dei soldi a chi va? Al centro dello scandalo è finita soprattutto l’Associazione Volontari Canile Porta Portese. La cui Presidente, Simona Novi, si è difesa replicando al presentatore: “Ma a lei risulta che un cane si pulisce la gabbia da solo? Che si fa adottare da solo? La invito a venire un giorno per vedere il lavoro che c’è dietro un canile”.

Ma la replica non regge. Dovrebbero esserci gabbie dorate e ciotole per l’acqua d’argento per giustificare certi costi. Mentre qui di dorato ci sono solo gli stipendi dei dipendenti della Onlus che nel caso dei quadri guadagnano fino a 5.052,18 euro al mese. L’Associazione Volontari Canile Porta Portese, che dovrebbe essere una Onlus senza fini di lucro, gestisce per conto del Comune di Roma i rifugi pubblici e ha l’affidamento diretto del soggetto per un totale di quasi 4 milioni di euro che finiscono chiaramente nelle tasche dei dipendenti. Una Onlus che dal 1997, con affidamento diretto senza bando di gara, gestisce gran parte delle strutture del territorio.


E’ normale che non ci sia un appalto, una gara? “La nostra amministrazione si è ritrovata tante situazioni di questo tipo, tra cui i canili. Stiamo portando avanti il ripristino delle regole. Noi abbiamo fatto partire una gara, che era aperta solo alle associazioni animaliste, purtroppo c’è stato un primo ricorso al Tar e poi una sentenza del Consiglio di Stato che ci ha imposto anche soggetti privati, così abbiamo dovuto riscrivere il bando”, dice l’Assessore all’Ambiente Estella Marino.

Il bando sui canili della Capitale era inoltre stato toccato dall’inchiesta “Mafia Capitale”. Era stato infatti sospeso per verificare la regolarità delle procedure vista anche la partecipazione della 29 Giugno di Salvatore Buzzi che si era proposta per gareggiare nella gestione dei canili e dei gattili di Roma. Ma come poteva essere ammessa ad una gara una cooperativa che nel suo statuto aveva servizi di pulizia industriali e ospedalieri e servizi di raccolta dei rifiuti? “C’è chi parla di gara inquinata, ma la gara per la gestione dei canili è stata sospesa in autotutela, a seguito dell’inchiesta “Terra di mezzo”, si era difesa la stessa Marino.

E gli animali, loro malgrado, sono diventati un business.


Fonte: LineaDiretta24.it

giovedì 16 luglio 2015

Bari, tre cuccioli di cane chiusi in un secchio e lanciati in una villa: se ne salva solo uno

L'unico cucciolo salvato

La scoperta fatta dal padrone di casa: "Non è la prima volta, lo fanno perchè sanno che sono un volontario animalista". Il meticcio è rimasta in vita perchè è rimasto bloccato nell'intercapedine del cancello  

Tragico caso di maltrattamento di animali a Bisceglie. Sono morti due dei tre cuccioli di cane che ieri erano stati lanciati oltre il muro di recinzione di una villa  all’interno di un secchio di vernice rossa: gli animali sono morti a causa del forte urto, mentre il terzo, caduto dal secchio al momento del lancio, aveva terminato la sua corsa in un’ intercapedine del cancello di ingresso, salvandosi. 

A fare la tragica scoperta era stato Francesco Menduni, proprietario della villa e, volontario dell’associazione tranese Laika: inutili erano stati i soccorsi dell’uomo per due dei tre cuccioli.  “Sono arrivato sul posto quando tutto non c'era più niente da fare  - la ricostruzione di Menduni - per salvare il terzo cucciolo, mi sono dovuto fare aiutare da un’altra persona. Purtroppo non è la prima volta che assisto a episodi del genere”.

In città, prosegue Menduni, “in tanti sanno che ho una grande sensibilità per i cani randagi, così pensano di lanciare oltre la recinzione della mia villa intere cucciolate”. Stando alle prime ipotesi, le tracce di vernice presenti sulla pelle degli animali lascerebbero pensare che i cani fossero appartenenti a cucciolate nate in una bottega o in una carrozzeria. Adesso i volontari dell’associazione Laika hanno il compito di trovare una casa per il cucciolo superstite.



Fonte :Repubblica.it di Bari